Lucio Mariani
Le lamine di Vulci
Configurare uno spazio
non
occuparlo
uno spazio che uomini e cose,
passi e pesi di ogni tragitto,
possano attraversare senza sosta
in una successione da guardare
alla
finestra
mentre arrivano e fuggono
come pietre rollanti senza tempo
da uno dei sette colli
di
Istanbul, di Roma
i visi amati della cronaca nostra
parole che lanciarono il segno
dalla
pagina
le pallide res gestæ
i chiodi, i grandi chiodi
le
lamine di Vulci
gli inganni per voce
le
fedi perdute
i rossi miraggi della carne
nei tagli sfrontati della luce d’agosto
e guerre raccontate
sorrisi
noia musica
poi la conquista degli ultimi silenzi.
Dal varco guardare sugli annali
quello spazio cosí configurato
come farebbe un pesco fiorito
indifferente al novero dei frutti.
Lucio
Mariani
Parola estrema
Crocetti Editore 2007