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Daniele Piccini


Tradiscono perciò le foglie, i mari,
così cantati, la rivelazione?
se lo chiede la mente per crinali
divisi da stagioni come giorni.
Le praterie brucate dal ricordo,
le foglie amare, le lune eloquenti,
corse da febbre – perdono il disegno?
Così o come sia, prega che forte
sia la mano che verga la sua sorte:
che la forma lasciata come impronta
su ogni cosa – illeggibile fonema –
non la disperda il vento di una lingua
immagine di sé, ma la ferisca,
la faccia sanguinare: perché avvenga.




Poesia n. 293 Maggio 2014
Daniele Piccini. Inizio fine
a cura di
Giancarlo Pontiggia

 





 





 

   
   
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