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Adam Zagajewski

Quel giorno

Quel giorno in cui giunge la notizia
che è morto qualcuno di vicino, un vero amico, oppure
qualcuno
che non conoscevamo, ma soltanto ammiravamo
da lontano
il primo istante, le prime ore: egli oppure ella ormai
non è più vivo,
ciò sembra certo, inesorabile, forse finanche
dimostrato, ci fidiamo (malvolentieri) della persona
che c’informa
attraverso il telefono, disperata, oppure forse dello
speaker di un’indifferente
stazione radio, eppure non possiamo crederci,
per niente al mondo possiamo accettarlo,
perché ancora non è morto (per noi), non è
completamente, non è affatto morto,
egli non c’è più (ella), ma ancora non è svanito
per sempre, al contrario, è, sembra, nel più forte
punto della sua esistenza, ancora cresce,
sebbene non ci sia più, ancora parla,
sebbene si sia ammutolito, ancora trionfa,
sebbene abbia già perso, abbia perso la lotta – con
che cosa?
col tempo? col corpo? – ma no, non è vero, ha vinto,
ha conseguito la pienezza, la più grande pienezza
possibile,
è così pieno, così grande, magnifico, che
non trova spazio
nella vita, fa scoppiare il fragile vaso della vita,
svetta sui viventi, come se fosse composto
di un altro materiale, del più duro dei bronzi,
e contemporaneamente cominciamo a figurarci,
temiamo, indoviniamo, sappiamo
che fra poco sopraggiungerà il silenzio
e l’impotente pianto.


Traduzione di
Marco Bruno


Poesia n. 331 Novembre 2017
Adam Zagajewski. Asimmetria
a cura di Marco Bruno

 

 


 

 










   
   
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